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Simona de Falco

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In breve

Nella nostra specie la sopravvivenza e il benessere dei bambini dipende in larga misura dalle cure genitoriali.
Per questo motivo, diversi settori delle scienze sociali studiano la genitorialità da prospettive differenti: la psicologia dello sviluppo, la psicologia dinamica, la psicologia clinica, le neuroscienze affettive.
La “sensitive responsiveness”, intesa come la capacità di identificare e rispondere in modo adeguato ai bisogni del bambino, è comunemente riconosciuta come uno degli aspetti cruciali della genitorialità. Un’elevata responsiveness genitoriale è infatti associata ad esiti di sviluppo positivi sia nel dominio socioaffettivo che in quello cognitivo.
Ma qual è il contributo della responsiveness alle traiettorie evolutive dei bambini con disturbi dello sviluppo? È possibile, promuovendo la responsiveness genitoriale, influenzare positivamente gli esiti evolutivi di bambini che crescono in contesti svantaggiati? Quali fattori influenzano i livelli di responsiveness degli adulti? C’è una predisposizione biologica alla responsiveness verso i bambini? Attraverso il mio lavoro di ricerca cerco di rispondere a queste ed altre domande sulla responsiveness dell’adulto nei confronti del bambino utilizzando un approccio multi-metodo coerente con la natura multidimensionale del costrutto di genitorialità. 

Linee di ricerca

Sensitive responsiveness e traiettorie evolutive di bambini con disturbi dello sviluppo
Cure genitoriali sensibili possono avere un ruolo ancora più importante per i bambini con sviluppo atipico.
D’altra parte, i deficit dei bambini con sviluppo atipico possono influenzare la qualità e l’efficacia delle risposte genitoriali in quello che può divenire un circolo vizioso. Attraverso l’osservazione semi-strutturata dell’interazione genitore-bambino misuriamo la disponibilità emotiva e la sintonia affettiva in diadi genitore-bambino con Disturbo dello Spettro Autistico, Sindrome di Down e altri disturbi dello sviluppo verificandone le associazioni concorrenti e predittive con le abilità cognitive e socioaffettive del bambino. Inoltre, secondo un approccio multidimensionale, studiamo anche il ruolo di aspetti rappresentazionali della genitorialità (credenze, percezione del ruolo, ecc.), misurati attraverso questionari. In un’estensione di questa linea di ricerca, intendiamo verificare l’influenza della qualità della relazione affettiva genitore-bambino nei primi anni di vita sul livello di sicurezza dell’attaccamento in età scolare, e su alcune abilità emotive e cognitive fondamentali per lo sviluppo dei legami relazionali. I risultati di questa linea di ricerca possono avere importanti implicazioni cliniche nei termini della comprensione dei determinanti del fenotipo e delle diverse traiettorie evolutive mediate dall’interazione con l’ambiente di bambini con disturbi dello sviluppo. Inoltre, i risultati di questi studi possono essere utili per lo sviluppo e la valutazione dell’efficacia di interventi centrati sulla relazione rivolti ai bambini con sviluppo atipico e ai loro genitori.

Promuovere il benessere del bambino supportando la genitorialità in famiglie a rischio 
Lo sviluppo del bambino è fortemente influenzato dalla relazione con i genitori e la sicurezza del legame di attaccamento nei loro confronti è associata, a livello sia concorrente che predittivo, con esiti evolutivi positivi in diversi domini dello sviluppo.
Molti fattori di rischio di natura sociodemografica e psicologica possono comportare un abbassamento della qualità affettiva della relazione genitore-bambino e delle capacità genitoriali e ciò a sua volta può ripercuotersi negativamente sul benessere psicologico del bambino. Attraverso studi longitudinali, questa linea di ricerca ha come obiettivo principale l’analisi dei fattori che predicono la salute del bambino nelle famiglie a rischio tenendo in particolare considerazione il ruolo di mediazione svolto dalla sensitive responsiveness materna e del legame di attaccamento madre-bambino.
I diversi fattori di rischio sono considerati sia a livello dicotomico in termini di presenza/assenza che a livello continuo nei termini di livello di gravità di ciascun fattore, , analizzando anche il rischio cumulativo legato alla compresenza di più fattori.
In secondo luogo, si intende verificare l’efficacia sul benessere psicologico di madri e bambini di un intervento domiciliare di supporto alla genitorialità (dalla gravidanza ai 2 anni di età) rivolto alle famiglie con specifici criteri di rischio residenti in Trentino. I risultati di questi studi contribuiranno alla definizione delle condizioni di rischio in cui un intervento precoce di attivazione della responsiveness genitoriale appare più necessario e più efficace, facendo anche luce sui fattori di protezione e di resilienza. 

Correlati neurobiologici della sensitive responsiveness e transizione alla genitorialità
L’etologo Konrad Lorenz aveva rilevato che i cuccioli di moltissime specie condividono specifiche caratteristiche dell’aspetto fisico e aveva ipotizzato che questo “Kindchenschema” fosse in grado di attivare delle risposte innate di tenerezza e di cura indispensabili per garantire la sopravvivenza della prole. Nella nostra specie, il valore adattivo della responsiveness verso i piccoli, va oltre la mera sopravvivenza e si estende al sano sviluppo psicologico poiché quest’ultimo è prevalentemente regolato all’interno di una cornice intersoggettiva.
La lunga storia evoluzionistica delle interazioni adulto-bambino lascia ipotizzare la presenza di una predisposizione alle cure parentali mediata da meccanismi cerebrali specifici. Attraverso tecniche di neuroimaging (fMRI, TMS) e paradigmi comportamentali (SC-IAT, dot probe task), intendiamo identificare le basi neurobiologiche della responsiveness ai volti di neonati e la sua natura nei termini del tipo di risposte che gli stimoli infantili elicitano nell’adulto che vi è esposto (orientamento dell’attenzione, sintonia affettiva, preparazione motoria).
Come estensione di questa linea di ricerca vogliamo studiare, longitudinalmente, i cambiamenti della sensitive responsiveness durante la transizione alla genitorialità, verificando anche l’influenza della generica responsiveness a stimoli infantili (prima di divenire genitori) su diversi aspetti del successivo comportamento genitoriale (dopo la nascita di un figlio).
Un ulteriore obiettivo in questa linea di ricerca è studiare i fattori che influenzano il livello di sensitive responsiveness negli adulti, genitori e non, prendendo in considerazione elementi come l’età, il genere, la personalità ed i modelli di attaccamento.

Collaborazioni interne

Paola Venuti, full professor
Andrea Caria, associate professor
Arianna Bentenuto, post-doc
Noemi Mazzoni, post-doc

Collaborazioni esterne

Institute of Medical Psychology and Behavioral Neurobiology, University of Tuebingen, Germany
Eunice Kennedy Shriver, Child and Family Research Lab, NIH, USA
Laboratorio di Psicometria, Dipartimento di Psicologia, Università della Campania

Pubblicazioni selezionate (max 10)

  • Bentenuto, A., De Falco, S., & Venuti, P. (2016). Mother-Child Play: A Comparison of Autism Spectrum Disorder, Down Syndrome, and Typical Development. Frontiers in Psychology,7, 1829. http://doi.org/10.3389/fpsyg.2016.01829.
  • de Falco S., Emer A., Martini L., Pruner S., Venuti P. (2014). Predictors of mother-child interaction quality and child attachment security in at-risk families. Frontiers in Psychology, DOI=10.3389/fpsyg.2014.00898.
  • Senese V.P., de Falco S., Bornstein M.H., Caria A., Buffolino S., Venuti P. (2013). Human Infant Faces Provoke Implicit Positive Affective Responses in Parents and Non-Parents Alike. PLOSONE, 8(11), e80379.
  • Venuti P., de Falco S., Esposito G., Zaninelli M., Bornstein M.H. (2012). Maternal functional speech to children: a comparison of autism spectrum disorder, Down syndrome, and typical development. Research in Developmental Disabilities, 33(2), 506-517.
  • Venuti P., Caria A., Esposito G., De Pisapia N., Bornstein M.H., de Falco S. (2012). Differential brain responses to cries of infants with autistic disorder and typical development: an fMRI study. Research in Developmental Disabilities, 33(6), 2255-64.
  • Caria A. de Falco S. (equally contribution as first author), Lee S., Esposito G., Rigo P., Birbaumer N., Bornstein M.H. (2012). Neuroimage, 60(2), 884-93. 
  • de Falco S., Venuti P., Esposito G., Bornstein M.H. (2011) Maternal and Paternal Pragmatic Speech Directed to young Children with Down Syndrome and Typical Development. Infant Behavior & Development, 34(1):161-9.
  • de Falco S., Esposito G., Venuti P.,  Bornstein M.H. (2010) Mothers and fathers at play. with their children with Down syndrome: Influence on child exploratory and symbolic activity. Journal of Applied Research in Intellectual Disabilities, 23 (6) 597-605
  • Venuti P., de Falco S., Esposito G., Bornstein M. H. (2009), Mother-Child Play: Children with Down syndrome and Typical Development. American Journal on Intellectual Disabilities and Development, 114:4, 274-278.
  • de Falco S., Esposito G., Venuti P., Bornstein M. (2008), Fathers' play with their Down Syndrome children. Journal of Intellectual Disability Research, 52:6, 490-502. 

Fondi

La linea di ricerca su “Promuovere il benessere psicologico del bambino supportando la genitorialità in famiglie a rischio” è parzialmente finanziata dalla  Provincia Autonoma di Trento con il progetto “Scommettiamo sui Giovani”.

Website

www.odflab.unitn.it